Fukushima: sono ormai passati  7 anni dal terremoto e maremoto che ha colpito il Giappone a largo della costa nella regione Tohoku, che ha provocato il disastro di Fukushima Dai-ichi.

Ad oggi non avevo ancora ben capito cosa in effetti fosse successo alla centrale di Fukushima, fino a quando non mi sono recentemente imbattuto in un documentario intitolato “Fukushima: a nuclear story”, realizzato da Pio d’Emilia, che per documentare il tutto ha impiegato 4 anni di ricerche, interviste e approfondimenti.

Pio d’Emilia è un giornalista italiano di Sky Tg 24, che ha lavorato anche per altre testate giornalistiche tra cui l’Espresso e il Japan Focus; vive in Giappone da oltre trent’anni e si è ritrovato lì mediante una borsa di studio per fare l’avvocato penalista, decidendo poi di restare a vivere a Tokyo.

Il documentario inizia con una piccola introduzione a ciò che pensa il giornalista sul Giappone: un rapporto di odio/amore, lo conosce e lo ignora, lo accetta e lo contesta come se per lui fosse l’Italia.

Prosegue poi con la descrizione accurata degli eventi di quel tragico 11 marzo.

GIORNO 1

11 marzo 2011: una forte scossa di terremoto colpisce il Giappone. A Fukushima la centrale nucleare, che era stata dichiarata come la più sicura, trema anche’essa; scattano quindi le procedure automatiche di emergenza: i reattori nucleari 1,2,3,5,6 si arrestano automaticamente.

La scossa è talmente forte che i tralicci dell’alta tensione crollano, isolando cosi la centrale dal sistema elettrico nazionale. I generatori di emergenza fornendo elettricità al sistema di raffreddamento si attivano in modo tale da contenere il calore all’interno dei reattori una volta arrestati.

A quasi un’ora di distanza uno tsunami alto 14 metri colpisce la centrale (che aveva una diga protettiva, ma di soli 6 metri) inondandola completamente causando così lo spegnimento dei generatori di emergenza.

A distanza di tempo gli operai sono riusciti a ripristinare l’elettricità, accorgendosi però che la situazione di tre reattori era gravissima: potevano esplodere da un momento all’altro.

Per la prima volta nella storia del Giappone il governo dichiara l’emergenza nucleare.

GIORNO 2

Una squadra di operai viene mandata ad aprire manualmente le valvole, praticamente un suicidio. Il rilascio controllato di gas radioattivo, appare come il male minore. Alle 15,46 le telecamere documentano una forte esplosione che polverizza la parte superiore del reattore numero 1: è il panico. Fortunatamente le prime ricognizioni mostrano che ad esplodere è stata solo la parte superiore dell’edificio e non il reattore che appare integro.

GIORNO 3

La pressione nei reattori aumenta di nuovo, è necessario raffreddarli e stabilizzarli per evitare la catastrofe. A causa della mancanza di acqua dolce, l’acqua di mare sembra essere l’unica soluzione, ma ciò comporta il danneggiamento irreversibile di tutti i reattori. Ci si rende conto che il danneggiamento del nocciolo nei reattori 1,2 e tre è ormai avvenuto.

Con una mossa disperata il governo invia una squadra di pompieri specializzati nel tentativo di arginare la situazione più grave, cioè quella del reattore 3. Ma gli uomini fanno solo in tempo ad arrivare. Una gigantesca esplosione distrugge tutta la parte superiore dell’edificio 3, coinvolgendo anche l’edificio 4.

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GIORNO 4

Le telecamere rivelano una terza esplosione all’interno dell’edificio 2. Le mura rimangono intatte ma una parte del reattore subisce gravissimi danni. La Tepco (Tokyo Electric Power Company) abbandona ogni speranza di salvare la situazione e valuta l’ipotesi di evacuare i suoi dipendenti. Il meltdown è ormai prossimo.

GIORNO 5

La Tepco, incalzata dal governo, prende la sua decisione: a fronteggiare la situazione rimangono solo una cinquantina di uomini, che operano in condizioni estreme. Fuori dal resto del mondo e contaminati dalle radiazioni e senza notizie dai familiari colpiti dallo tsunami, questi uomini lottano per cercare di raffreddare i reattori e ripristinare l’elettricità e i sistemi di sicurezza della centrale, spesso con mezzi di fortuna.

I droni americani scoprono che la piscina in cima al reattore numero 4 sta evaporando e le barre di combustibile esaurito sono incandescenti; se dovessero rimanere esposte all’aria aperta causerebbero gravi pericoli.

GIORNO 6

Viene dato l’ordine all’esercito di usare gli elicotteri per versare acqua sulla piscina prelevandola direttamente dal mare. Occorre mantenere alto a qualsiasi costo il livello della piscina. A differenza dei reattori non c’è alcuna struttura che può contenerne la fissione. Sorvolando il reattore 4 gli elicotteri si espongono a dosi eccessive di radiazioni e il forte vento inoltre impedisce ai piloti di compiere le difficili manovre.

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GIORNO 7

L’unica alternativa che rimane è l’impiego di potenti cannoni d’acqua ad ampia gittata puntati direttamente sulla piscina. Una manovra definita disperata.

La situazione migliora, il livello dell’acqua nella piscina del reattore 4 torna a salire e le radiazioni iniziano a scendere. i reattori restano inavvicinabili, ma gli operai possono tornare nelle sale di controllo senza correre più gravi rischi.

Alla fine del mese l’acqua di mare viene sostituita con acqua distillata. Il circuito di raffreddamento, però, non è più a tenuta. L’utilizzo di acqua di mare in aggiunta a quella dolce raggiunge lo scopo di stabilizzare i reattori. ma comporta anche l’immissione di più di 11 mila tonnellate di acqua radioattiva nell’oceano.

L’incidente viene classificato nel più alto grado della scala ines, praticamente allo stesso livello del disastro di Cernobyl.

Oggi l’incidente ha messo in luce il vero problema del nucleare e della mancanza da parte del governo giapponese di saper gestire, ma soprattutto di informare, i suoi cittadini del reale pericolo; è venuta a mancare  il diritto della nazione giapponese a sentirsi libera dai rischi nucleari.

Nonostante la volontà del ministro Shinzo Abe di ritornare a pieno regime nucleare, ad oggi sono stati riattivati 5 di 52 reattori presenti in tutto il Giappone. L’ultimo è stato riattivato a giugno 2017 nella centrale nucleare di Takahama, nel sud-est del paese, gestita dalla società Kansai Electric Power. Le centrali ferme, invece sono sottoposte a doverose revisioni

L’opinione pubblica, un tempo favorevole, oggi è contraria al nucleare.

FUNZIONAMENTO DI UNA CENTRALE NUCLEARE

Costruiti nel 1978, di fabbricazione statunitense, i reattori della centrale di Fukushima quando in funzione sono come delle gigantesche pentole a pressione. Il nucleo è composto da una batteria di barre di combustibile che contengono uranio radioattivo. Il calore nel nucleo del reattore è ottenuto mediante fissione nucleare, l’ebollizione dell’acqua produce vapore che va nelle turbine e le fa girare producendo elettricità. Il vapore ricondensato torna nel reattore, la sostituzione del combustibile esausto è eseguita tramite un carroponte che agisce tra il locale del reattore e il locale della piscina adiacente. Durante questa operazione i due locali vengono completamente allagati e il trasferimento delle barre avviene quindi sott’acqua attraverso un portello comune che si apre e si chiude come una specie di valvola.

Mantenere il combustibile sempre isolato dall’ambiente e refrigerato in ogni sua fase è quindi una questione di sicurezza fondamentale; questo avviene tramite diverse barriere di contenimento:

  • la prima barriera è la capsula di ferro: il cuore del reattore;
  • la seconda è il guscio in cemento armato;
  • la terza sono le mura dell’edificio tra il reattore e l’atmosfera.

 

 

 

FUKUSHIMA 7 ANNI DOPO : UNA STORIA NUCLEARE ultima modifica: 2018-03-09T16:20:50+00:00 da Fabio Lo Cascio