“Cucù! La tua finestra sul mondo è aperta”

Uno degli strumenti più divertenti del linguaggio umano è forse l’eufemismo: invece di parlare di una cosa spiacevole in maniera diretta, ci riferiamo ad essa attraverso dei paragoni o con dei giri di parole. Per esempio, quando andiamo in bagno diciamo che abbiamo un bisogno urgente, oppure se una persona viene improvvisamente licenziata possiamo dire che gli è stata offerta un’opportunità di pensionamento anticipato, e così via.

La lingua giapponese non è immune da questa strategia di linguaggio e anzi ha un vasto assortimento di eufemismi divertenti. Questo dimostra che non importa quale sia la lingua che parliamo, noi esseri umani troviamo sempre un modo per girare attorno alle questioni più delicate.

Vi presento quindi i 5 eufemismi più divertenti in giapponese!

Alcuni di essi potrebbero non essere molto comuni, ma sono di certo quelli più buffi che non mancheranno di far sorridere il vostro interlocutore se volete sperimentare qualche nuova frase in giapponese. Partiamo dal più delicato per arrivare mano a mano a quelli più… inusuali.

1. La tua finestra sul mondo è aperta: 社会の窓が開いている

Oh no! Sei appena arrivato al lavoro e ti stai precipitando verso l’ufficio del capo per fargli una comunicazione importante, quando all’improvviso… ti accorgi che la patta del tuo capo è aperta. Non vuoi rischiare di farlo continuare a girare per l’ufficio in quelle condizioni, ma allo stesso tempo non puoi di certo fargli notare una cosa così imbarazzante… quindi che cosa fai?

Semplice. Puoi dirgli “shakai no mado ga aite iru”Letteralmente si traduce con “la tua finestra sul mondo è aperta”, il che lo rende forse parecchio strano all’orecchio di noi italiani, ma se ci pensate è proprio come dire che c’è un buco che ti mostra alcune cose che il mondo preferirebbe non vedere… quindi non è poi così incomprensibile. Inoltre tutti i giapponesi conoscono questo modo di dire. Se dovesse capitarvi una situazione del genere, sapete cosa dire!

2. E’ arrivato un ospite: お客さんが来た

Questa è per le signore.

Ci sono molti modi di riferirsi a quel periodo del mese che tutte le donne preferirebbero evitare, e uno dei più comuni è “okyakusan ga kita”, ossia “è arrivato un ospite”.

In realtà potrebbe essere facilmente confuso con l’essere incinta, il che avrebbe forse più senso, ma non perdiamoci in questi ragionamenti e prendiamolo così come viene.

Un altro modo per riferirsi al ciclo è definendolo akabi (giorno rosso) o hatabi (il giorno della bandiera… bè, sapete com’è fatta la bandiera giapponese, vero?).

3. Generatore di piacere personale: 自家発電

Ecco che arriva il classico riferimento all’auto-erotismo! L’eufemismo per eccellenza in qualsiasi lingua è quello che si riferisce alla masturbazione, una parola che cerchiamo di non pronunciare mai direttamente.

In giapponese l’espressione viene resa in un modo particolarmente “robotico”, dato che ci si riferisce ad essa come jika hatsuden, generatore di piacere personale, come a voler dire che non avrai alcun aiuto dall’esterno ma dovrai arrangiarti da solo per generare elettricità. Oibò!

E già che siamo entrati nell’argomento, c’è davvero un bell’eufemismo fine e molto di classe per una delle parti del corpo più intime: dankon, una parola che mischia dansei (uomo) e daikon (la rapa giapponese bianca molto grossa…): bè, un doppio senso così non lo trovate mica tutti i giorni!

4. L’entrata del nido di formiche: 蟻の門渡り

Ok, questo è uno di quelli più inusuali. Credo che persino in italiano non ci sia un termine appropriato e non è certo un termine che spunta facilmente in una conversazione.

Per farla breve: immaginate quella parte di pelle che si trova tra il vostro ano e il vostro dankon. Ecco, quella.

Non sapevo nemmeno che esistesse un modo per definirlo e devo dire che non è neanche poi così male: ari no to watari, che si traduce come “l’entrata del nido di formiche”. Forse perché se vi prude quella parte del corpo è come se ci fossero delle formiche che ci camminano sopra…?

Ora che lo sapete potete dormire sonni tranquilli. Spero tuttavia che non vi capiti mai di usarlo!

5. Come lavare una radice di bardana nell’Oceano Pacifico: 太平洋でごぼうを洗う

Questa è davvero il top dei top della finezza. Solo i giapponesi sono così delicati da paragonare “quel coso” ad una radice di bardana.

Ve la rendo un po’ più comprensibile: avete mai sentito dire “come buttare uno spazzolino dentro ad un vulcano” o “infilare un hot dog in un corridoio”? Ecco, l’hot dog è quello che più si avvicina al vero protagonista della frase.

In giapponese taiheiyō de gobō o arau”, “lavare una radice di bardana nell’Oceano Pacifico”, significa che non state esattamente godendo al massimo dell’attività sessuale con una donna.

Mi auguro vivamente che anche questa frase non dobbiate mai usarla!

 

Related Post

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: