L’esercito giapponese (forze di autodifesa) e gli anime per attirare nuove reclute

L’esercito giapponese (forze di autodifesa) e gli anime per attirare nuove reclute

Chi ha studiato un po’ di storia giapponese sa che il Giappone non dispone di un vero e proprio esercito, bensì di un corpo militare chiamato Forze di Autodifesa (自衛隊 – Jietai), una sorta di punizione per i crimini commessi durante la seconda guerra mondiale.

Senza dilungarmi troppo sui motivi e sulle controversie, vi basti sapere che il Giappone nel 1945 ha dovuto accettare la Dichiarazione di Potsdam ( a seguito della resa dopo il lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki) che prevedeva lo smantellamento dell’esercito, creato su basi fortemente nazionaliste (basti pensare ai tristemente famosi kamikaze che si sacrificavano per la patria); di conseguenza venne creato un esercito di pura autodifesa, allo scopo di difendere il paese da eventuali attacchi esterni, ma che di fatto non può partecipare a nessuna operazione militare all’estero.

Si tratta quindi di un esercito composto da volontari, che vengono reclutati a partire dai 18 anni di età. Quale miglior modo per far presa sui giovani se non attraverso gli anime?

Le Forze di Autodifesa giapponesi hanno creato dei poster di reclutamento con personaggi in stile anime.

Già nel 2014 erano apparsi questi manifesti nella prefettura di Ibaraki con protagoniste tre ragazze kawaii chiamate I☆P’s (che si legge “ai peace”: Ai, amore in giapponese, e pace). Le tre ragazze dalle fattezze fumettose simboleggiavano i reparti aereo, marittimo e di terra delle forze di autodifesa. Quest’anno, invece, sempre nella stessa prefettura, i poster hanno come protagonisti tre ragazzi sempre in stile anime.

Anime e vita reale si fondono sempre di più, come dimostrato dalla personificazione dell’era Reiwa che è diventata Reiwa-chan per tanti illustratori giapponesi.

Fonte: esuteru.com

L’esercito giapponese (forze di autodifesa) e gli anime per attirare nuove reclute ultima modifica: 2019-04-11T11:54:44+00:00 da Irene Vicari

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