Puroland

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Puroland è un posto che proprio non ti aspetti. Non è solo per bambini, ma un’esperienza che lascia gli occhi a cuoricino e che fa vivere il sogno giapponese come fanno la cerimonia dal tè o le esibizioni di arti marziali.

Il perché si spiega facilmente quando arrivi al Tama Center, stazione della Keio Line e della Odakyu Line, e sei già immerso nel mondo di Hello Kitty: pareti, bagni e ogni centimetro quadrato riempiti dalla gattina più famosa del Giappone: tutti tornano bambini.

Puroland non solo per per bambini, ma anche per adulti

Ti lasci trasportare nella struttura di Puroland ed entri in un piccolo regno della fantasia, spettacoli e giochi a tema; gli adulti si divertono con spettacoli comici in cui i genitori aiutano i figli sul palco e si prendono in giro loro per primi.

Spensierato e ben organizzato, è il posto in cui fare almeno una tappa di un viaggio in Giappone.

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Partendo dalla stazione di Shinjuku, prendete una delle due linee e scendete al Tama Center e poi inizia il sogno: quello bello!!!!

Non devi essere una ragazza per farti piacere questo stravagante mondo alla giapponese, dove vivere quelle emozioni che di solito provi pensando al Giappone.

Ragazze vestite in modo strano, pupazzi, bambini, luci e colori… una gita che merita tutta la vita.

Hello Kitty: un brand di successo

Yuko Shimizu, nel 1976, creò quello che sarebbe divenuto il gatto dal fiocco rosso più famoso al mondo. E’ il personaggio di punta dell’azienda giapponese Sanrio, che produce una grande quantità di prodotti. Il brand di Hello Kitty è considerato uno dei più forti e remunerativi del Giappone: circa 1 miliardo di dollari all’anno.

Negli anni il marchio, spesso associato alle ragazzine, ha avuto anche influenza in prodotti come intimo per adulti, automobili, treni, aerei, elettrodomestici, borse vintage e addirittura abiti da sposa.

Sito ufficiale di Puroland

 

 

 

Fujisawa: la città autosufficiente ed ecosostenibile

fujisawa

Fujisawa “Sustainable Smart Town” (SST) è una piccola città intelligente ed autosufficiente che sorge a 50 Km da Tokyo, nella prefettura di Kanagawa.

Nata sul modello della “Città giardino” teorizzato dal britannico Ebenezer Howard nel 1898, il progetto di Fujisawa SST viene ultimato nel 2014, dietro la volontà del colosso nipponico Panasonic e di altre otto aziende che hanno voluto, progettato e finanziato il programma.

E’ stata creata allo scopo di arrestare la crescita demografica di Tokyo e Yokohama, e di mettere un freno alle criticità ambientali; la città occupa una superficie di 19 ettari e ospita 1.000 villette unifamiliari.

Ogni modulo abitativo ad energia zero, altamente coibentato, è dotato di pannelli solari e fotovoltaici capaci di produrre e accumulare energia. I materiali di costruzione adoperati evitano l’utilizzo del riscaldamento in inverno e la studiata disposizione delle case, favorevole al passaggio del vento, rende superflui gli impianti di condizionamento in estate.

Fujisawa SST propone un modello sociale rinnovato dove è possibile lavorare e vivere nello stesso ambiente. L’unità di vicinato, gli eventi pubblici e lo scambio reale di relazioni tra gli abitanti è alla base della vita di questa città.

Tutta la città è servita di automobili e biciclette esclusivamente elettriche, messe a disposizione degli abitanti. Il disegno della città rende comunque minimi gli spostamenti.

Fujisawa produce, conserva e gestisce energia in maniera autosufficiente e totalmente ecologica.

Ad oggi la città raggiunge l’abbattimento record delle emissioni di CO2 del 70% e il 30% in meno di consumi d’acqua rispetto a una normale città. Questi dati sono destinati a migliore ancora: l’obiettivo dichiarato è l’impatto zero, ovvero “net zero energy”.

A 14 anni dal protocollo di Kyoto e a 4 dagli accordi di Parigi, il progetto giapponese si pone alla giuda della ricerca per le città del futuro, in un mondo messo sempre più alle strette dall’inquinamento.

Se volete trasferirvi in Giappone potrebbe essere una buona idea scegliere una casa ad impatto zero, oppure c’è anche chi regala alcune unità abitative in località poco conosciute: fateci un pensiero!

Fonte: Valerio Morando @levieperilgiappone

Maggiori informazioni al sito: https://fujisawasst.com/EN/town/square.html

Apre il primo sushi bar gestito da bei ragazzi

sushi bar

Nel distretto di Kabukicho, ben noto per i suoi locali a luci rosse, apre il primo sushi bar gestito solamente da bei ragazzi!

I ragazzi in questione sono “host”, ovvero l’equivalente maschile delle hostess (che lavorane nelle Soapland): uomini che vengono pagati per intrattenere le donne e farle spendere il più possibile nel locale in cui lavorano.

Il sushi bar si chiama Hey rasshai, una fusione tra “irasshai”, che significa benvenuto, e il classico saluto da abbordaggio “Hey!”, ampiamente usato anche in Giappone. I ragazzi che lavorano lì sono tutti già esperti del settore e lavorano anche in altri host club; uno di loro, Shun, lavora come host già da 14 anni, ma i suoi genitori avevano un sushi bar e quindi aveva già la passione per la buona cucina. Ad ogni modo, a tutti i ragazzi è stata data una formazione specifica per il lavoro che stanno per svolgere.

In questo modo, i ragazzi che lavorano come host hanno la possibilità di fare un avanzamento di carriera, come molti altri che hanno ottenuto la certificazione di sommelier.

sushi bar

Per l’inaugurazione del locale, avvenuta il 2 maggio, è stata ricreata la famosa torre di champagne ma in versione “torre di sushi”, con ogni bicchiere di champagne riempito di un pezzo di delizioso sushi appena fatto.

Un sushi bar non eccessivamente costoso: ogni piattino costa 300 Yen.

Al momento Hey rasshai non offre un menu fisso, bensì preferisce basarsi sul pesce fresco disponibile giorno per giorno. Vi lasciamo l’indirizzo in caso vogliate fare un’esperienza di degustazione molto particolare!

Hey Rasshai / へいらっしゃい
Indirizzo: Tokyo-to, Shinjuku-ku, Kabukicho 1-12-15, Shinjuku Dainana Building, basement level 1
東京都新宿区歌舞伎町1-12-15 新宿第7ビル B1
Orario: 5 p.m.- 4 a.m.

Se invece non vi interessa questo tipo di ristorazione, provate uno dei tanti all you can eat che ci sono a Tokyo e che non c’entrano niente con il sushi: ne rimarrete sorpresi!

Fonte: Sora News

 

Pet Loss Cafè: un caffè dove ricordare gli animali domestici

pet loss cafè

In una delle zone più trendy di Tokyo è nato un caffè alquanto particolare: il Pet Loss Cafè, dedicato a chi ha perso un animale domestico e desidera ricordarlo.

La zona in questione è Omotesando, ben conosciuta per essere il distretto fashion di Tokyo, dove si trovano tutte le boutique più importanti e alla moda e i ristoranti più giovanili.

Il Pet Loss Cafè si inserisce quindi in un contesto molto inusuale proponendo uno stile completamente in controtendenza con l’ambiente circostante; ma a parte questo, si tratta di un normalissimo bar dove si possono ordinare vari cibi e bevande e chiacchierare con chi ha avuto la sfortuna di perdere un animale domestico, cercando di consolarsi a vicenda e ricordando i bei momenti passati insieme.

La prima volta che si entra nel bar viene consegnato un modulo in cui il cliente indica il genere e il nome dell’animale domestico e se desidera essere lasciato indisturbato oppure se è disponibile a parlare con gli altri clienti.

Questo bar nasce per volere della ditta che produce altarini per animali domestici, la Dearpet; poiché la sede si trova proprio a Omotesando, è stato deciso che sarebbe stato più utile per i clienti avere un posto più amichevole e rilassante dove poter scegliere la lapide per il proprio amico a quattro zampe: da qui l’idea del Pet Loss Cafè. Chi perde un animale, infatti, ha molto desiderio di parlare con qualcuno che sia comprensivo e che capisca i sentimenti che si provano durante il lutto; tuttavia, all’interno dell’azienda spesso i dipendenti devono interagire con più clienti alla volta, perciò molti di loro venivano lasciati soli in ufficio. In questo senso, l’ambiente del bar fornisce un ottimo supporto sia per la vendita che per alleviare il dolore dei clienti.

Inoltre, alcuni proprietari di animali spesso non riescono a frequentare altri bar perché hanno paura di incontrare altri proprietari di cani o gatti ancora in vita, e di dover quindi assistere a scene d’affetto che loro non possono più provare.

Pet Loss Cafè nasce per soddisfare un’esigenza reale all’interno della società giapponese.

Così come esistono i neko cafè o altri bar dedicati a animali domestici (e non), anche il Pet Loss Cafè va ad inserirsi in quella nicchia di clientela peculiare della società nipponica. Infatti, il Giappone è una delle nazioni in cui il numero di animali domestici supera quello dei figli al di sotto dei 15 anni: 18.55 milioni di animali domestici, secondo i dati della Japan Pet Food Association.

Nel 2008 vi fu un dibattito in termini religiosi su quanto fosse appropriato officiare delle cerimonie religiose funebri per gli animali. Secondo il Buddhismo, infatti, tutti gli esseri viventi attraversano il circolo dei sei regni dell’esistenza:

  1. DEI (Paradiso)
  2. SEMIDEI
  3. UMANI
  4. ANIMALI
  5. FANTASMI
  6. DEMONI (Inferno)

Poiché gli animali si trovano al di sotto del regno degli umani, devono reincarnarsi in un essere umano prima di poter accedere al paradiso, e quindi non necessitano di cerimonie funebri. Il dibattito si è fatto talmente acceso da finire in tribunale: il tempio Ekoin nel distretto di Sumida (Tokyo) venne infatti accusato di non pagare le tasse su un terreno dove venivano sepolti gli animali; secondo la legge, i luoghi per usi religiosi non pagano le tasse, ma secondo il governo quel luogo, essendo dedicato ad animali, non meritava il titolo di “luogo religioso” (nella fattispecie, cimitero). Nonostante tutto, il tempio Ekoin vinse la causa, poiché offre servizi funebri per tutte le creature viventi, quindi inclusi gli animali.

FONTE: japantimes