Intervista al gruppo fansubber the Crows

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Oggi vi presentiamo il gruppo di traduttori/fansubber The Crows, di cui abbiamo un’intervista in esclusiva con cinque membri che lavorano per sottotitolare vari generi di anime, specializzandosi soprattutto nei Super Sentai: genere che riguarda squadre multicolori che combattono contro vari nemici, tipo Power Rangers per intenderci.

Ma veniamo alle presentazioni: Black Condor (Traduttore/encoder), Black Farmer (traduttore/encoder), SailorKyoko (traduttrice), Dark Angels (traduttore) e Liquid King (traduttore/encoder).

Ecco l’intervista!


Come è nata questa passione?

Black Condor: per caso, sostanzialmente. Avevamo iniziato facendo video romanzi sui Super Sentai, poi piano piano sperimentando varie tecniche siamo arrivati ai sottotitoli.

Black Farmer: la passione per gli anime ce l’ho da sempre!

SailorKyoko:  personalmente, ho cominciato a fare fansub quasi per caso, per gioco; da utente vedevo già da diversi anni alcune serie (soprattutto anime) con i sottotitoli in inglese o italiano, anzi quelle con i sottotitoli in inglese le ho usate a volte come supporto per le ripetizioni di inglese che davo: spinti dal desiderio di capire, i ragazzi imparano e memorizzano meglio vocaboli e strutture grammaticali! Mi sono sempre piaciute le lingue, e da quando negli ultimi anni ho avuto modo di approfondire un po’ l’argomento adattamento, partecipando a conferenze tenute da addetti al settore), a un certo punto ho pensato che mi sarebbe piaciuto cimentarmi nel campo delle traduzioni.

Dark Angels: la passione per la traduzione e’ iniziata da pochissimo, proprio con the Crows.

Liquid King: anche per me più che nata direi scoperta da non molto tempo.

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Hikari Sentai Maskman

Da quanto tempo fate traduzioni?

Black Condor : siamo nati il 17 Novembre del 2011 coi video romanzi prima e coi sub veri e propri poi.

Black Farmer: come revisore delle traduzioni credo sia dal 2017.

SailorKyoko: ho cominciato quasi 2 anni fa, nel maggio 2016.

Dark Angels:  la traduzione dei sub ita e’ iniziata a febbraio con la serie Blue Blink.

Liquid King: ho iniziato da un anno, nel 2016. Il gruppo invece è attivo dal 2011.


Da quanti membri è composto il vostro team?

Black Farmer: ah quello dovete chiederlo a Blackcondor 🙂

Black Condor: eccomi! Un numero imprecisato in realtà, tra le 15 e le 20 persone attualmente.

SailorKyoko: in realtà il numero esatto dei membri del team cambia in continuazione!  A volte gli impegni di famiglia e del lavoro ‘vero’ diventano troppo pressanti e l’unica soluzione è rallentare l’attività del fansub o interromperla del tutto, per questo c’è un continuo ricambio.

Liquid King: se per team intendete i membri con i quali interagisco più spesso, siamo in 6/7. In totale come membri effettivi siamo in 20/21.


In che modo vi dividete i compiti?

Black Condor: sicuramente soprattutto in base alle attitudini personali di ciascuno.

Black Farmer: ci mettiamo d’accordo.

SailorKyoko: ci sono i compiti più tecnici (encoding, timing, up loading e altre cose su cui non sono molto ferrata ^^) e i traduttori. Ogni traduttore si occupa di una serie, mentre i supervisori revisionano il tutto e coordinano le attività necessarie all’effettiva messa in produzione degli episodi sottotitolati.


Qual è il lavoro più difficile?

Black Condor : secondo me riguardare il prodotto finito. Può sembrare facile ma non ci si deve distrarre o si rischia di non notare eventuali errori.

Black Farmer: trovare il materiale.

SailorKyoko: per quanto riguardo la mia attività, la traduzione vera e propria, la difficoltà è quella di rimanere fedeli al testo trovando il giusto compromesso con un minimo di adattamento che comunque è necessario (a volte per rientrare nei tempi bisogna scegliere parole più corte, ad esempio, o modificare la struttura della frase). Purtroppo conosco molto poco il giapponese, per cui lavoro sulle traduzioni in inglese o in francese, però cerco sempre di vedere gli episodi con l’audio originale, quando è disponibile, per verificare, per quanto mi è possibile, l’affidabilità degli script.

Dark Angels: il lavoro più difficile e’ tradurre e contemporaneamente seguire il video per non sbagliare le frasi.

Liquid King : se intendi più lungo da fare è indubbiamente il timing, siccome ci sono più cose da fare. Invece se intendete il più complesso, è sicuramente la revisione e l’encode, devi stare molto attento a non rovinare il lavoro di traduzione degli altri e ci sono molti codici di programmazione che vanno controllati con la lente.

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Kamen Rider Black RX

Raccontateci: quali sono i titoli più famosi che avete tradotto?

Black Condor: abbiamo completato varie serie abbastanza famose tra le quali Jetman, Bioman, Maskman e Kamen Rider Black RX.

SailorKyoko: personalmente non posso essere molto d’aiuto nel nominare le serie più famose tradotte dal mio gruppo: è un gruppo che si occupa di super sentai, ma io ci sono entrata attratta dal drama di Sailormoon e mi occupo di due anime robotici! Comunque, fra i telefilm tokusatsu in stile Power Rangers so che ce ne sono di famosi per i fan del genere! Stiamo rilasciando anche la nuova serie di Tiger Mask

Liquid King: il mio lavoro è molto povero rispetto agli altri, di titoli famosi alla massa: nessuno; per i titoli di nicchia sono molti i lavori. Per citarne qualcuno: L’investigatore delle megabestie Juspion, il Sentai Dairangers, il film apocalittico Last War, il “gundamico” Kainar e qualcos’altro che ho collaborato alla realizzazione.


Quali sono i titoli che avete tradotto più volentieri? E quelli invece più noiosi?

Black Condor: basandomi sulla mia esperienza personale direi Choujin Sentai Jetman, Hikari Sentai Maskman & Dai Sentai Goggle Five.

SailorKyoko: mi sto divertendo molto a tradurre le “mie” serie, Acrobunch e DaGarn!, perché mi stanno proprio piacendo e anche perché posso mettermi alla prova, cercando di eseguire una buona trasposizione!

Liquid King: sicuramente Juspion, Dairangers e Kainar, è stato un vero piacere e divertimento seguire le loro avventure come loro diarista. Il più “noioso” è sicuramente Last War, per i temi crudi trattati che spesso mi hanno spinto a desistere. Ma per fortuna non ho mai mollato!


Avete mai collaborato con altri gruppi?

Black Condor: in Italia no. Alcuni nostri traduttori dal giapponese collaborano con i fansub inglesi.

SailorKyoko: sono un membro da relativamente poco tempo e finora, che io sappia, non abbiamo fatto collaborazioni con altri gruppi, ma in futuro potrebbe capitare, penso.

Liquid King: in senso generale non ne so molto, ma se devo dire la mia esperienza personale, siamo in collaborazione con una impresa del divertimento americano che ha proposto una parodia dei celebri Power Rangers: Power Kidz. Noi dei Crows ci occupiamo della traduzione in italiano.


Il gruppo fansubber the Crows è specializzato soprattutto nella traduzione dei Super Sentai


Se qualcuno volesse fare il fansubber che consigli gli dareste

Black Condor: di essere pronti per una bella esperienza, di avere molta pazienza e soprattutto passione. Quella è sicuramente la prima cosa.

Black Farmer: Ovviamente sapere almeno una o più lingue straniere e tanta passione.

SailorKyoko: a chi vuole fare il fansubber posso consigliare solo di metterci tanta passione. Naturalmente deve avere le competenze tecniche necessarie, conoscenze informatiche e/o linguistiche, a seconda del ruolo, ma credo che qualunque abilità si possa migliorare con il tempo e la pratica.

Dark Aangels: di stare molto attento e seguire molto bene il video per non commettere errori grammaticali come succede a me .

Liquid King: non mollare, avere tanta pazienza e molta voglia di imparare. Per il resto c’è Aegisub (famoso editor per i sottotitoli).


Cosa ne pensi del mondo del fansub italiano in generale?

Black Condor: ci sono ottimi gruppi, il fansub in Italia esiste da anni tra alti e bassi. Il pubblico spesso si affeziona anche ai vari membri delle squadre e non solo al materiale che esse propongono.

Black Farmer : molto stimolante.

SailorKyoko: all’inizio sono entrata in questo mondo in modo molto spensierato. Poi ho scoperto che esistono rivalità, desideri di primeggiare (e magari danneggiare gli altri gruppi…), come in tutti i campi… In generale, comunque, penso che la qualità dei prodotti sia medio/alta (abbassata da quelli che scrivono “qual è” con l’apostrofo o “su” con l’accento…).

Dark Aangels: è un bel mondo perché dà la possibilità a chi non capisce altre lingue di poter seguire gli anime che non sono usciti in italia.

Liquid King: Io dico che la nostra è una passione, un sacrificio senza chiedere nulla in cambio, che facciamo per offrire visibilità a quei prodotti che sono apprezzati da una certa massa di persone che però, per le grandi società, non sono sufficienti per giustificare un investimento in fatto di doppiaggio/”sottotitolaggio” e tali prodotti restano nell’anonimato. Noi fansubber siamo la risposta a questo problema.


Cosa pensi dell’attuale attacco della federazione antipirateria ai fansub?

Black Condor: probabilmente lascia il tempo che trova. Da parte nostra possiamo dire che evitiamo di lavorare su serie licenziate in Italia, anche perché in passato abbiamo avuto problemi di questo tipo e ora ci stiamo molto più attenti.

Black Farmer: sbagliano : è grazie ai fansub che si crea interesse per una serie. Nel momento in cui viene comprata la licenza e viene fatto l’annuncio, il fansubber ha il dovere di ritirare il progetto.

SailorKyoko: l’attacco della federazione antipirateria ai fansub è troppo indiscriminato, secondo me… Non ho seguito benissimo le vicende, ma mi pare di aver capito che ce l’abbia soprattutto con chi mette on-line i sottotitoli dei telefilm americani quasi in contemporanea con la loro messa in onda. Più che altro però credo sia da considerare illegale la trasmissione del video vero e proprio di queste serie tv, non tanto dei sottotitoli in sé,. Spero che ciò non abbia ripercussioni su quello che facciamo noi, che comunque è abbastanza diverso: noi rendiamo fruibili serie inedite in Italia, la maggior parte delle quali resterà purtroppo tale, il che può solo agevolare una ipotetica futura trasmissione in Italia di queste serie, instillando curiosità.

Dark Angels: per quanto riguarda l’attacco della federazione ai siti fansub non saprei, e’ giusto che lo facciano per far sì che non ci siano illeciti dietro, dato che comunque non e’ del tutto legale farlo… ma d’altronde questo dà la possibilità ai fan di seguire i propri anime preferiti con dei semplici click.

Liquid King: che sono stati molto superficiali, il concetto di fansub viene spesso associato alla pirateria, che in realtà c’entra poco o niente. È pirateria solo quando si ricava un guadagno nel produrre prodotti che sono disponibili legalmente.

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Makyou Densetsu Acrobunch

Che progetti avete per il futuro?

Black Condor: posso anticiparne un paio: il Tokusatsu giapponese “Kaito Sentai Lupinranger VS Keisatsu Sentai Patoranger” e il cartone animato “RevEvolution”, che è realizzato in Cina.

Black Farmer: continuare a collaborare con i Crows, naturalmente!

SailorKyoko: come gruppo, sono partite alcune nuove serie e stiamo ovviamente portando avanti quelle che facciamo già. Spero di portare a compimento le mie serie, e anche di avere il tempo di vederne qualcun’altra io, da utente!

Dark Angels: per il futuro in generale vorrei sistemarmi con la mia ragazza e col lavoro e fare una vita tranquilla e serena con lei tutti i giorni; lavorativamente portare avanti sempre più in grande i nostri contest fotografici online.

Liquid King: resterò nei Crows a lavorare alle serie che preferisco, tra i suoi alti e bassi. Farò del mio meglio per lasciare la mia impronta nel mondo del fansub.


Siete mai stati in Giappone o vorreste andarci?

Black Condor: io? Mai! Però ci andrei volentieri…

Black Farmer: non sono mai stato in Giappone.

SailorKyoko: sono stata in Giappone con mio marito per il nostro viaggio di nozze, nell’estate 2005, e ho un’immensa voglia di ritornarci! Adesso saremmo in tre, ma anche mia figlia, che ha 9 anni e mezzo, ha già espresso il desiderio di andarci!

Dark Angels: sì, ci piacerebbe tanto andare in Giappone o in Cina per ammirare la loro cultura che e’ diversa dalla nostra e poter seguire il cosplay locale… sarei curioso, visto che ci sono posti specifici in cui girano liberamente per le strade, ma costa non poco andarci purtroppo (possiamo aiutarti noi di Dreaming Japan :-D).

Liquid King: non lo so, onestamente. Sarà un’esperienza comunque importante da fare, almeno una volta nella vita.


Se vi è piaciuta questa intervista e vi ha interessato, sappiate che The Crows sono alla ricerca costante di fansubber e sarebbero molto lieti di avervi nel loro team. Per contattarli andate sul loro sito

Grazie a questi ragazzi che con il loro lavoro gratuito ci portano molte serie sottotitolate in italiano che altrimenti non potremmo vedere: continuate così!

 

La storia dei noodles istantanei

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Il creatore di questi noodles è Momofuku Ando (1910 – 2007), nato il 5 marzo 1910. Creò la Nissin Food Products e in seguito fondò la Ando Foundation.

Nel 1958 Momofuku inventò il Chicken Ramen, ossia il primo ramen istantaneo al mondo. Successivamente nel 1971 inventò il cup noodle, cioè il primo ramen istantaneo al mondo servito in una ciotola usa e getta. Momofuku quindi ha contribuito allo sviluppo dell’industria del ramen instantaneo diventando il presidente della Japan Instant Food Industry Association e dedicando la sua vita non solo al mondo del cibo ma anche all’educazione dei giovani; infatti, tramite i suoi fondi personali, nel 1983 creò la Ando Foundation, che si occupa di varie attività non profit dedicate alla salute dei ragazzi.


Esiste un prodotto in Giappone che ha una storia molto interessante ed è uno dei cibi più consumati nel Sol Levante: i noodles istantanei


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Rivediamo i passi fondamentali della creazione dei cup noodles così come sono esposti nel museo di Yokohama.

  • Prima Invenzione: CHICKEN RAMEN (1958)

In un piccolo capannone dietro la sua casa nella città di Ikeda, prefettura di Osaka, Momofuku iniziò a lavorare su un’invenzione per fare velocemente il ramen a casa tramite l’aggiunta di acqua calda. Lavorò da solo, dormendo solo 4 ore per notte e senza un giorno di riposo per un anno intero. Per questo il Chicken Ramen, risultato di molte prove ed errori sperimentali, venne soprannominato “il ramen magico” e divenne un successo in tutto il Giappone.

  • Seconda Invenzione: CUPNOODLES (1971)

In uno dei suoi viaggi in America, Momofuku osservò che i manager dei supermercati americani durante la pausa pranzo aprivano i pacchetti di Chicken Ramen, li versavano in una ciotola cospargendoli di acqua calda e li mangiavano con una forchetta. Fu così che Momofuku capì che anche il modo di mangiare i ramen poteva essere rivoluzionato per poter arrivare ai mercati di tutto il mondo: ecco che nacquero i Cupnoodles, ossia i noodles in ciotola.

  • Terza invenzione: RAMEN SPAZIALI (2005)

Questa fu un’invenzione che Momofuku perseguì per lungo tempo, applicando varie tecniche concepite su come mangiare a gravità zero. Il ramen spaziale è basato su un metodo di liofilizzazione istantanea dell’olio caldo su cui lavorava già nel 1958. Grazie a quest’ultima invenzione, Momofuku ha varcato i confini del globo ed è infine arrivato nello spazio con i suoi ramen.

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LA ANDO FOUNDATION

Profondamente convinto che lo sport sia esenziale per la salute mentale e fisica dei giovani, Momofuku Ando ha fondato la Ando Foundation nel 1983 tramite i suoi risparmi personali. Non solo lo sport ma anche il cibo riveste una parte importante nella salute, pertanto la fondazione supporta attraverso attività non profit gli eventi di atletica leggera, le attività all’aria aperta, le attività di informazione su una corretta alimentazione e la gestione dei musei del ramen istantaneo a Yokohama, Osaka e Ikeda.

La fondazione infatti sponsorizza dal 1985 i campionati nazionali di atletica leggera delle scuole elementari, allo scopo di promuovere l’attività fisica tra i bambini e per rafforzare l’idea che è dalla corsa che nascono tutti gli sport; da questi eventi hanno cominciato la loro carriera anche numerosi campioni olimpici. Per quanto riguarda le attività all’aria aperta, il principio fondamentale è quello di rafforzare la creatività e l’abilità di auto-sostentamento dei ragazzi atttraverso il contatto con la natura.

Dal 2002, in linea con quanto stabilito dal Ministero dell’Educazione giapponese, la fondazione ha creato il concorso scolastico Tom Sawyer, che consegna premi alle scuole che svolgono attività connesse con la natura in maniera meritevole. Oltre a tutto questo, ogni anno viene conferito il premio Momofuku Ando alle persone o aziende che hanno svolto ricerche o creato nuovi prodotti in campo alimentare con particolare attenzione ad una corretta nutrizione.

A Yokohama, a circa 30 minuti di treno da Tokyo, sorge il Cupnoodles Museum, dedicato ai prodotti e alle scoperte di Momofuku Ando e suddiviso in vari spazi concepiti sia per gli adulti che per i ragazzi; l’esperienza più divertente è sicuramente quella della Mycupnoodlees Factory, una vera e propria mini-fabbrica dove ogni visitatore può creare la propria confezione di cupnoodles con un design originale e ingredienti scelti in base ai propri gusti.

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Inoltre si può trovare anche il Noodles Bazar, dove si trovano varie bancarelle che offrono ad un prezzo modico assaggi di vari tipi di ramen e pasta proveniente da diverse parti del mondo, come ad esempio gli spaghetti italiani, il ramen coreano o il Tom Yum thailandese.

Il simbolo del museo sono i tre punti esclamativi “!!!”, che simboleggiano la gioia dell’invenzione e della scoperta, l’importanza del cibo e il piacere di avere dei sogni e di pensare in maniera creativa: tutto quello che Momofuku Ando ha sempre cercato di trasmettere alle generazioni future.

CUPNOODLES MUSEUM – Yokohama
ORARI: dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso alle 17)
CHIUSURA: martedì (se il martedì è un giorno festivo, il museo sarà chiuso il giorno successivo) – vacanze di fine anno
PREZZO DEL BIGLIETTO: 500 yen

5 scrittori giapponesi che vi consiglio di leggere

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5 scrittori giapponesi che vi consiglio di leggere per iniziare a capire lo stile della letteratura nipponica

1. Murakami Haruki

Uno dei migliori scrittori giapponesi più famosi e apprezzati, in Italia come all’estero, è sicuramente Murakami Haruki.

Scrittore più volte candidato al Nobel per la letteratura, il suo stile sospeso tra la fantascienza e l’onirico è capace di affascinare combinando questi generi con la realtà in maniera accattivante e sensuale.

Tra i suoi libri più famosi troviamo “Kafka sulla spiaggia”, “Norwegian wood” ed il recente “1Q84”; quest’ultimo personalmente lo definirei un capolavoro, in quanto è a mio parere il libro che maggiormente riesce ad esprimere il collegamento tra i due mondi in cui Murakami scrive, cioè quello della realtà e quello del sogno.

Due universi paralleli che incontrandosi generano conseguenze imprevedibili, ma che hanno un loro preciso senso e rapiscono il lettore in un susseguirsi di eventi che lasciano con il fiato sospeso.

1Q84. Libro 1 e 2. Aprile-settembre

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2.Banana Yoshimoto

Non è stata certo la prima scrittrice giapponese i cui libri siano stati pubblicati in Italia, ma di certo è stata la prima ad insidiarsi nel mercato letterario italiano generando un vero e proprio boom tra i lettori, i quali tutt’oggi subiscono il suo fascino.

Io stessa ho avuto il primo approccio con la letteratura giapponese proprio con Banana Yoshimoto e ho praticamente collezionato tutti i suoi libri.

Tuttavia, avendo avuto modo di conoscere molti altri autori giapponesi decisamente più profondi, senza comunque nulla togliere a Banana posso considerare i suoi romanzi come piacevolmente “infantili”.

Infantili nel senso che il tema trattato da quasi tutti i suoi romanzi è l’amore tra giovani ragazzi e, anche se si mescolano temi più delicati come il lutto o l’omosessualità, il suo stile rimane sempre un tantino acerbo e, a lungo andare, prevedibile.

Al di là di questa mia piccola critica, consiglio i libri di Banana Yoshimoto a chi cerca letture piacevoli e spunti di riflessione sulla condizione moderna dei giovani giapponesi.

Banana Yoshimoto – Delfini

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3.Natsume Soseki

Qui vi propongo un salto nel passato: forse qualcuno di voi avrà sentito nominare il libro “Io sono un gatto”.

Ebbene, Natsume Soseki è lo scrittore che ha creato questa perla della letteratura giapponese. Si tratta di un libro magnifico, scritto splendidamente, in cui la voce narrante è proprio quella di un gatto che ci racconta le vicende del suo padrone e della sua cerchia familiare, ma anche le sue personali vicissitudini.

Soseki è vissuto tra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900, un periodo in cui il Giappone ha subito grandi cambiamenti a livello sociale, che ovviamente si riflettono sulla scrittura dell’autore e sui suoi personaggi, che affrontano dilemmi personali e riflettono sulla condizione dell’uomo e del Giappone.

Io sono un gatto (BEAT) di Soseki, Natsume (2010) Tapa blanda

scrittori giapponesi

Scrittori giapponesi: tutti con un loro stile per capire la letteratura nipponica


4.Natsuo Kirino

Forse poco conosciuta in Italia, la scrittrice Natsuo Kirino è una di quelle che più mi ha colpita e intrigata.

E’ bastato un solo romanzo per innamorarmi del suo stile, e quel romanzo è “Le quattro casalinghe di Tokyo”. Un titolo del tutto banale e fuorviante (sembra che si parli delle casalinghe disperate della serie tv) che, a mio parere, doveva essere lasciato con il titolo originale: “Out”.

Questo perché il libro è tutto tranne che una commedia, in quanto racconta la storia di una donna che uccide il marito dal quale continuamente subisce violenze e vessazioni e chiede alle sue tre amiche/colleghe di lavoro di aiutarla a nascondere il cadavere e di sfuggire alla polizia.

Una metafora di quella che è a tutt’oggi, purtroppo, la condizione di alcune donne giapponesi che con il marito non hanno alcun tipo di rapporto e che però continuano a fingere di stare bene per non deludere le aspettative della società.

Le quattro casalinche di tokyo – Prima Edizione 

scrittori giapponesi

5.Yukio Mishima

Scrittore giapponese controverso per eccellenza, ossessionato dall’idea della morte, morì suicida praticando il rituale del seppuku, con cui anticamente si uccidevano i samurai che non avevano saputo proteggere i loro padroni.

Uno scrittore che sicuramente non posso descrivere in poche righe e che andrebbe analizzato con molta cura, perciò qui posso soltanto dirvi che le sue opere sono l’essenza della letteratura giapponese del Novecento.

Letture sicuramente impegnative dedicate a chi non ha paura di affrontare anche temi politici e intellettuali.

Confessioni di una maschera
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Questi sono i 5 scrittori giapponesi che vi consiglio. Fatemi sapere che ne pensate a presto.

 

Industria del sesso in Giappone – Soapland

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SOAPLAND: IL BUSINESS DELL’ACQUA E SAPONE

Ciao amici, come promesso oggi vi parlerò delle principali attività legate al Fuzoku, cominciando dalla “madre” di tutte, l’indiscussa protagonista del divertimento a sfondo sessuale: la SOAPLAND.

Le Soapland (ソープランド, soopurando), traducibile come “terra del sapone”, sono luoghi preposti, come intuibile dal nome, all’accurato lavaggio del corpo del cliente da parte di una prostituta.

Ma perché le soapland sono considerati i locali TOP dalla clientela in cerca di momenti piccanti? Semplice: perché il rapporto coitale è consentito.

Qualche nozione storica:

Durante lo shogunato Tokugawa (1603-1868), il termine adottato per definire il “l’industria dell’intrattenimento” era “mizu-shoubai” (水商売), traducibile nella nostra lingua come “il business dell’acqua”.

E’ importante precisare l’importanza che la cultura giapponese attribuisce all’elemento acqua, considerata come purificatrice del corpo e della mente (la dottrina Shintoista dà molto risalto a tali aspetti, ma ne parlerò in articoli successivi).

Durante tale Shogunato ci fu un notevole incremento di terme sul territorio giapponese, le onsen (温泉), dove i piaceri della carne e dell’immersione nell’acqua calda si mescolavano tra loro, in un connubio perfetto.

Già in quei tempi esisteva una legislazione sul controllo della prostituzione: il governo dello shogunato effettuava controlli di routine sui locali adibiti a tali pratiche.

In quello stesso periodo nacquero i distretti dedicati alle geisha e alle cortigiane.

L’Ukiyo (浮世, “il mondo fluttuante”) descriveva lo stile di vita urbano durante il periodo Edo (1600-1867), con riferimenti particolari agli aspetti dedicati alla ricerca del piacere, non unicamente di matrice sessuale.

La cultura del “mondo fluttuante” si sviluppò nell’allora principale quartiere a luci rosse di Edo (antica Tokyo), Yoshiwara, sede di bordelli, sale da tè (茶室 chashitsu) e teatri del Kabuki, quest’ultimi frequentati dalla nascente classe borghese.

YOSHIWARA

Yoshiwara (吉原) fu sin dall’epoca Edo un famoso yuukako (遊廓), ossia un distretto a luci rosse.

Nel distretto, nel 1893, ben 9,000 donne lavoravano come prostitute, provenienti da ogni angolo del Giappone.

Molte di esse erano malate di sifilide.

Spesso, proprio i genitori delle ragazze firmavano contratti con i proprietari dei bordelli, (l’età delle giovani variava dai 7 ai 12 anni).

Se fortunate, le giovani ragazze potevano diventare apprendiste delle cosiddette oiran (花魁), che si differenziavano dalle classiche yuujo (遊女), donne di piacere o prostitute, in quanto vere intrattenitrici e molte di loro divennero celebrità al di fuori del distretto di Yoshiwara.

Superato “l’apprendistato” le ragazze novelle diventavano a loro volta oiran ed insegnanti della “professione”.

Oggigiorno, Yoshiwara somiglia ad un normalissimo quartiere della grande Tokyo e numerose soapland sono presenti al suo interno.


Soapland solo per i giapponesi o anche per gli stranieri?


Nell’era moderna, grazie ad internet è possibile ricercare attraverso i classici motori di ricerca la soapland più adatta ai nostri gusti e naturalmente al nostro portafogli.

Una volta trovata, passiamo in rassegna le foto delle ragazze disponibili (solitamente le foto sono photoshoppate per “alleggerire” difetti fisici e “potenziare” le principali zone erogene come seno e sedere), controlliamo se gli orari di lavoro della stessa sono compatibili con il nostro tempo a disposizione e non ci resta che telefonare per completare il processo di prenotazione.

E’ possibile che ad uno straniero, ovvero il gaijin (外人), non sia permesso di entrare in una soapland (od altri “negozi” fuzoku); questo può accadere principalmente per due motivi:

  • razzismo verso l’uomo occidentale;
  • non conoscenza della lingua giapponese.

Il primo punto è chiarissimo. Se non siete giapponesi non si entra, punto e basta. Il secondo si basa principalmente su una questione di praticità: se non avete padronanza del giapponese è inutile che vi venga servito un servizio sì sessuale, ma anche basato su un interscambio linguistico.

Esistono tutt’oggi timori, ovviamente infondati, secondo i quali, solo lo straniero è portatore di malattie sessualmente trasmissibili, quali HIV e sifilide, come se i giapponesi fossero immuni a tali patologie… Le stesse ragazze a volte non accettano di avere rapporti con gli stranieri, a causa delle dimensioni falliche “esagerate” di questi ultimi.

Ad ogni modo, per quanto concerne il secondo punto, c’è da dire che alcune soapland sono diventate recentemente più tolleranti verso lo straniero, a patto che questo capisca il giapponese, perlomeno a livello basico, al fine di comprendere le regole principali.

COSTI ED OPZIONI

Ma quanto costa una Soapland?

Ci sono prezziari diversi, che dipendono da diversi fattori, come l’età delle ragazze, la possibilità di “incontrare” una vera pornostar, i servizi offerti ecc.

Ad esempio si parte dal corso base di 60 minuti per 16,000 Yen, entro le 18; dopo tale orario il costo sale a 17,000 Yen.

A questo costo va aggiunta una tassa di 2,000 yen da pagare se si va nel negozio per la prima volta (入会金 nyuukaikin).

Se scegliamo noi la ragazza dalla “lista del giorno”, si paga lo shimei (指名), ovvero “la scelta, la nomina”.

Se lo shimei avviene on-line ネット指名料 (nettoshimeiryou), la tassa è 1,000 yen. Invece la 本指名(honshimei), ovvero la scelta direttamente nel negozio, costa un pochino di più, 2,000 Yen.

C’è anche una penale in caso di cancellazione キャンセル料 (kianseruryou) di 3,000 yen.

Vediamo le opzioni disponibili per una soapland a tokyo

  • コスプレ cosplay: possibilità di vestire la ragazza prescelta con costumi particolari per rendere la situazione ancora più eccitante. Inutile dire che la divisa scolaresca è un sempreverde.
  • パンスト pansuto: collant
  • パンプレ panpure: un intimo portato appositamente dal cliente
  • ロ-タ- rootaa : sex toy vibrante a forma di uovo (egg vibrator)
  • バイブ baiba: vibratore
  • 電マ denma: massaggiatore elettrico (per parti intime)
  • おしっこ oshikko: la ragazza vi urina addosso
  • オナに- onanii: masturbazione
  • 顔謝 (がんしゃ): eiaculazione sul viso
  • ごっくん gokkun: ingoio del seme
  • AF anal fuck: sesso anale

Diteci la vostra: siete favorevoli o contrari a come viene gestito il sesso in Giappone?