Recensione “James May: Our man in Japan”

James May Our man in Japan

James May: Our man in Japan, conosciuto soprattutto per essere uno dei tre conduttori del programma Top Gear, in questo speciale sul Giappone di 6 episodi ci porta a conoscere lati insoliti del paese partendo dall’estremo nord fino ad arrivare alla regione del Kyushu.

Il suo viaggio parte con la prima puntata ambientata in Hokkaido, dove si cimenterà in una partita ufficiale di yukigassen, ossia sfida a palle di neve (sport che si pratica anche in Finlandia, Norvegia, Canada e altri paesi) e guiderà una slitta trainata dagli husky in uno spettacolare scenario innevato. Successivamente, tra le varie cose assaggerà birra artigianale a Sapporo, assisterà ad un concerto di J-pop alle 7 del mattino, guiderà go-kart nel centro di Osaka, dipingerà il monte Fuji e farà molte altre cose strambe ma sempre interessanti.

Già dalle prime imprese di James capiamo che l’intento del conduttore è di far risaltare la sua completa inettitudine e la sua goffaggine, rivelando che sì, lui ama il Giappone, ma è pur sempre un britannico grassoccio che si trova sempre fuori posto!

I luoghi dove invece non è mai fuori posto sono i banconi di un ristorante o all’interno di uno izakaya o uno yatai mentre si gode la buona birra giapponese.

Le puntate, della durata di circa 50 minuti l’una, proseguono rivelando tutta la vena comica del nostro conduttore, capace di farci ridere sia per il rapporto che ha con le guide locali che lo accompagnano durante il tour, sia per le prove sempre più improbabili a cui viene sottoposto, come andare in bicicletta vestito da samurai o combattere all’interno di un robot gigante.

La cosa che più fa piacere è che il suo scopo non è prendere in giro i giapponesi, ma al contrario prendere in giro se stesso mostrando cose che normalmente un turista in Giappone non ha occasione di provare.

JAMES MAY: OUR MAN IN JAPAN VI FARA’ RIDERE MA ANCHE RIFLETTERE

Tra le varie città toccate dal tour di James May, durato ben 11 settimane, vi sono Sendai, Fukushima, ovviamente Tokyo, Kyoto e Osaka, ma anche Kawasaki (in cui ha partecipato al famoso festival del pene), Hamamatsu (sede della Yamaha) e la quasi sconosciuta valle di Iya nell’isola di Shikoku.

Il viaggio, da buon appassionato di automobili, lo percorre soprattutto in macchina, ma ha anche occasione di prendere lo splendido treno di lusso Shikishima e naturalmente lo Shinkansen.

JAMES MAY NON SOLO AUTOMOBILI MA ANCHE CULTURA

Nonostante sia una serie comica, non mancheranno spunti di riflessione come, ad esempio, quando il viaggio tocca una città vicina a Fukushima, che è stata dichiarata sicura e in cui le persone possono tornare a vivere, ma dove purtroppo al momento sono tornate solo pochissime persone; inoltre, James incontra anche uno storico durante la sua visista a Hiroshima e al Museo della Pace, e con lui riflette su quali sono state le cause del lancio della bomba atomica.

In conclusione…

“James May: Our man in Japan” è una serie da vedere assolutamente per farsi due risate a cuor leggero e scoprire un lato del Giappone curioso e non banale.

Voto: 8/10

Disponibile su Amazon Prime Video

 

 

Il sistema ferroviario giapponese

sistema ferroviario giapponese

Il sistema ferroviario giapponese è conosciuto in tutto il mondo per la sua straordinaria efficenza ed è sicuramente un modello che si basa su standard molto elevati.

Non è una leggenda quella del treno che arriva in perfetto orario spaccando non solo il minuto, bensì il secondo. E gli stessi giapponesi prendono molto seriamente la questione, tanto che viene rilasciato un apposito biglietto giustificativo per il treno che parte o arriva in ritardo da consegnare al datore di lavoro o alla scuola in caso di mancata puntualità.

Vediamo insieme le origini e l’evoluzione di questo sistema che rasenta la perfezione.


LE ORIGINI STORICHE

La prima linea ferroviaria in Giappone è stata costruita con l’aiuto degli inglesi nel 1872 e collegava Tokyo con Yokohama. La velocità dei treni dell’epoca era di appena 32 km all’ora.

Dovettero passare altri 17 anni prima che le due grandi città giapponesi Tokyo e Osaka venissero collegate tra di loro: per viaggiare tra le due città ai tempi occorrevano ben 20 ore!

Inizialmente il Giappone non costruiva le proprie locomotive, ma le importava dalla Germania, dalla Gran Bretagna o dagli Stati Uniti; soltanto all’inizio del Novecento iniziò la produzione di treni a carbone.

Se nel 1880 esistevano appena 4 linee ferroviarie, nel 1920 si era già arrivati ad un sistema ferroviario che copriva l’intera nazione. Le stazioni avevano già le caratteristiche che le contraddistinguono ancora oggi, ossia erano centri nevralgici del commercio con i loro negozi e le attrazioni dedicate.

Durante la seconda guerra mondiale il servizio ferroviario venne interrotto e furono bandite la prima classe e i vagoni ristorante e i vagoni letto.

Nel 1949 nacque la JNR, Japanese National Railways, che rimase unita fino al 1987, anno in cui venne divisa in 6 compagnie regionali sotto il nuovo nome di JR (Japanese Railways): Honshu, Hokkaido, Kyushu e Shikoku erano tutte servite dal trasporto ferroviario grazie al tunnel Seikan a nord e al ponte Seto Ohashi a sud.

Ad oggi esistono due compagnie, JR East e JR West, di cui in futuro è prevista la privatizzazione.

LE TIPOLOGIE DI SERVIZIO

In Giappone non esistono la prima e la seconda classe, bensì esistono treni diversi che percorrono le stesse tratte ma ad un prezzo, una durata e una qualità di servizio differente. Inoltre, solamente i treni veramente lussuosi possiedono vagoni ristorante, in quanto generalmente ogni stazione dispone di vari negozi che vendono pasti pronti (i classici bento) specifici per i viaggi in treno.

Esistono cinque diversi tipi di treni, in ordine decrescente di velocità e prezzo:

  1. Shinkansen Super Express;
  2. Tokkyū (Limited Express), poco più lento dello Shinkansen e si ferma solo nelle stazioni più grandi;
  3. Kyūkō (Express), si ferma anche in alcune stazioni minori;
  4. Kaisoku (Semi-Express), treno rapido che ferma in parecchie stazioni;
  5. Futsū (Locale), ferma in tutte le stazioni.

Generalmente non esistono nemmeno i vagoni letto, dato che quasi tutte le destinazioni possono essere raggiunte in poche ore e che ad ogni modo i sedili dello Shinkansen sono reclinabili, spaziosi e comodissimi. Per le lunghe distanze non ci si pone il problema dato che il mezzo di trasporto migliore rimane l’aereo.

La maggior parte dei treni giapponesi è automatizzata. L’efficenza dei treni giapponesi risiede anche nel fatto che il treno è un mezzo che permette di ridurre l’inquinamento e consuma poco, oltre che ad essere un mezzo di trasporto sicuro ed affidabile. Gli investimenti sulle linee ferroviarie e sul loro miglioramento e potenziamento sono continui; persino i treni che vengono “mandati in pensione” sono talmente in ottimo stato che vengono regalati ad altri paesi asiatici, come è successo al treno Ginga che è stato donato al governo della Malesia.


UN PO’ DI NUMERI DEL SISTEMA FERROVIARIO GIAPPONESE:

  • Ogni giorno sono in servizio circa 26.000 treni in tutto il Giappone.
  • Circa 18 milioni e mezzo di persone utilizzano il treno ogni giorno.
  • Il 40% del trasporto passeggeri viene coperto dal sistema ferroviario.
  • Ogni anno si registrano purtroppo diversi incidenti mortali (tra cui anche suicidi), ma il numero è considerevolmente ridotto scendendo da 900 casi nel 1988 a 452 nel 2004, grazie all’introduzione delle barriere e dei sottopassaggi.
  • Lo Shinkansen viaggia a 320 km/h.

DURATA DI ALCUNI VIAGGI CON IL TRENO SHINKANSEN

  • TOKYO>KYOTO: 2h 40m (distanza 457 km)
  • TOKYO>KANAZAWA: 2h 30m (distanza 491 km)
  • TOKYO>HIROSHIMA: 4h 22m (distanza 810 km)
  • TOKYO>SENDAI: 1h 40m (distanza 368 km)

Fonte: Factsanddetails

Il tatuaggio perduto

tatuaggio perduto

La storia del tatuaggio perduto parte da Latina, dal museo Cambellotti, dove è conservato il modello preparatorio in gesso, insieme ai disegni dell’opera che ritrae: un’aquila romana con l’ala spezzata, in cima ad una colonna dell’antica Roma.

Giungiamo lì dove tutto ebbe inizio e dove trovarono la morte una ventina di ragazzi fra i 14 ed i 17 anni. Una storia triste raccontata in maniera magnifica nel libro che racconta il viaggio attraverso il Giappone di un ex-ambasciatore italiano.

Il tatuaggio perduto: Giappone e Italia sono legate dal modo di fare il tatuaggio tebori

Dalla sua descrizione del luogo nasce una parte della mia idea sul tatuaggio perduto, un saggio che dimostra per la prima volta in assoluto il legame fra la città di Loreto ed il Giappone proprio attraverso il tatuaggio. La vicinanza e l’assonanza che esiste fra due mondi lontani, Italia e Giappone nel tatuaggio perduto sono legate dal modo di fare il tatuaggio tebori e dalla presenza di giapponesi in Italia e viceversa; ebbene, una simile assonanza esiste in questo luogo: Iimoriyama, la collina che si affaccia su Aizu Wakamatsu, il luogo dove morirono i giovani.

Ci si sente come estranei, si cammina in punta di piedi, sai che non dovresti stare lì, al cospetto di quelle giovani anime. La gente del posto sdrammatizza facendo stampe e cartelloni di samurai bambini che rappresentano il luogo. Un tributo, certo, ma anche una sorta di esorcismo per sopportare il peso del sacrificio di giovani che nessuno pensava possibile.

Si sono uccisi perché pensavano che fosse finita, che i loro parenti fossero morti e che loro contro un esercito nulla potevano se non togliere al nemico la soddisfazione di farli prigionieri. Hanno aiutato i più piccoli a compiere il sacrificio rituale e poi si sono uccisi i più grandi, di cui uno solo sopravviverà per raccontare il fatto.

Un errore in buona fede che li ha resi eroi ma anche simbolo di ciò che non va nella guerra.

Avevano il futuro di fronte eppure sono morti per un onore che a 16 anni è difficile immaginare… eppure lo hanno fatto.

Quelle tombe ti fanno chiedere se tu ne avresti il coraggio.

Non sono eroi o nomi famosi, ma bambini che hanno avuto il fegato di uccidersi anche se avevano paura e magari piangendo lo hanno fatto.

Si sono aiutati a morire con onore a 16 anni…..

Accanto alle tombe svetta una colonna romana originale in marmo di porfido e la statua di un’aquila con una ala spezzata.

Onore ai piccoli eroi da Roma che tutta gli tributa l’onore delle armi.

Siamo al tempo del fascismo, il dono sancisce l’alleanza che porterà alla guerra e ad altra morte, ma sembra che i gladiatori omaggino i samurai.

La storia di Roma intesa come storia dell’antica Roma si intercambia ed interroga con quella dei samurai.

L’onore e la morte uniscono per sempre le due culture e questo è il punto in comune.

Una stessa sensibilità, un modo di vedere e sentire comune ed unico: questa parte ha ispirato il tatuaggio perduto.

Riuscire a trovare punti in comune fra la nostra storia e quella del Giappone in momenti e fasi storiche che li hanno visti vicini.

L’onore lega in questo caso, la religione ed i tatuaggi nel caso del mio libro, ma lo stesso sentimento ne è alla base.

Stare in piedi su quella spianata con la città sotto di sé e le tombe alle spalle dà un brivido immenso.

Meditate e apprezzate il momento e poi, quando scendete, troverete una struttura religiosa interamente in legno, unico lascito ancora esistente dal 1800, anno in cui la storia è ambientata.

La forma è quella di una pagoda ma si può entrare al suo interno e percorrerla per tutta la sua altezza.

Antichità e silenzio.

Sembra di stare in un mausoleo, eppure, e con questo concludo, su un distributore di bibite vedi la scena che anticipa la morte dei giovani samurai.

La scena successiva nella realtà li ha visti squarciarsi il ventre, ma in questa riproduzione che abbellisce una vending machine li vedi pronti e determinati.

Sdrammatizzare e fare sì che la storia rimanga fissa nel cuore della gente che poi la vede tutti i giorni e la considera una cosa banale.

I gladiatori morivano nel Colosseo mentre oggi noi passiamo davanti al monumento e pensiamo a cosa fare della nostra giornata.

Il passato e la storia sono sullo sfondo e spesso il presente cerca di sminuirli e cancellarli, ma non ci riesce mai.

Quindi li banalizza, li rende accettabili; è quasi un modo per superare il lutto, ma alla fine se ti fermi e senti il suo silenzio, le anime di coloro che non ci sono più ti sussurrano piano…..

tatuaggio perduto

Un viaggio che parte da Latina, dove si conserva il modello preparatorio dell’opera che svetta in Giappone. Un legame indissolubile fra l’anima italiana e quella giapponese che nessuno potrà mai dimenticare.

Quello che vorrei mettere in luce è la grande importanza che lega questi nostri due mondi in maniera così unica e particolare. Un sentire comune che passa dal cibo alla musica e all’arte, ed inoltre con i tatuaggi e soprattutto con le opere che i due paesi si sono scambiate negli anni.

Recensione Ainori Love Wagon: Asian Journey

Ainori Love Wagon

Recentemente su Netflix hanno fatto la loro comparsa molti dorama e serie TV giapponesi, tra cui l’ormai famoso Terrace House, e ovviamente numerosissimi anime. Essendo in “astinenza” proprio da Terrace House che è appena terminato, ho deciso di iniziare una nuova serie, Ainori Love Wagon, su cui sinceramente non nutrivo grandi aspettative… ma poi mi sono dovuta ricredere!

Si tratta di un reality show in cui 7 partecipanti, 3 donne e 4 uomini, intraprendono un viaggio itinerante su un autobus rosa, ovvero il Love Wagon del titolo (su Netflix viene tradotto come “vagone dell’amore”, mi chiedo perché “vagone” ma vabbè); lo scopo dei ragazzi è trovare l’amore durante questo viaggio, che li metterà in condizioni di interagire 24 ore su 24 e di gestire un budget molto limitato per vivere appieno la cultura locale.

Nella stagione Asian Journey, infatti, i paesi attraversati dal programma sono notoriamente paesi poveri, come il Vietnam o Myanmar, perciò ai partecipanti viene dato un budget giornaliero con cui devono trovare un alloggio e riuscire a procurarsi il cibo per tutti.

Ainori Love Wagon ricorda vagamente Pechino Express, ma in questo caso non ci sono sfide da affrontare se non quella di fare breccia nel cuore della persona amata.

Come per Terrace House, all’inizio e nell’intermezzo di ogni puntata un gruppo di commentatori spiega cosa sta succedendo e quali sono le loro opinioni sui concorrenti, facendo pronostici sulle possibili coppie o scherzando sui disastri combinati da alcuni dei ragazzi.

I personaggi di quest’edizione, anche a detta dei commentatori, inizialmente sono piuttosto piatti e apatici, soprattutto i maschi che non hanno il coraggio di mettersi in gioco. Vediamo intanto chi sono i 7 membri iniziali:

  • Taka, impiegato statale che si è preso 2 settimane di ferie appositamente per partecipare al programma (poveretto!);
  • Yuchan, panettiere e kickboxer, non ha una ragazza da 10 anni perché vuole concentrarsi sulla carriera sportiva;
  • Wedding, così chiamato perché lavora come wedding planner (sinceramente non so tutt’ora quale sia il suo vero nome ‘^_^);
  • Hatomune, ossia “petto di colomba”, perché riesce a piegare in fuori il petto come una colomba (è un uomo, se ve lo state chiedendo);
  • Asuka, aspirante modella per metà filippina;
  • Yumechin, ragazza innocente ma prosperosa;
  • Depparin, ragazza simpaticissima dai dentoni sporgenti (in Giappone le donne dalla dentatura non perfetta sono considerate kawaii).

Come vi dicevo, tutti sono abbastanza piatti tranne Depparin, che ha un carattere molto vivace, ride sguaiatamente e di gusto e finisce anche per litigare sia con i membri della troupe e il regista che con uno dei concorrenti maschi. Non vi spoilero la scena nel caso voleste vedere il programma, ma vi assicuro che c’è da ridere! Inoltre, per smuovere i ragazzi che sono davvero incapaci e chiusi in se stessi, si fa portavoce delle donne e gli fa una sorta di ramanzina, ricordandogli che lo scopo del loro viaggio è trovare l’amore, non di dividersi in gruppi chiusi di soli uomini e sole donne e non interagire per niente… Mica male per una giapponese!

Ad ogni modo, ogni volta che uno dei concorrenti decide di dichiararsi, deve chiedere all’autista del Love Wagon due buste: entrambe contengono i biglietti di ritorno per il Giappone e, se la persona che ha ricevuto la dichiarazione accetta, i due torneranno a casa insieme e inizieranno la loro relazione d’amore; in caso contrario, il concorrente rifiutato tornerà in Giappone da solo.

Come potrete ben immaginare, l’impiegato statale ha soltanto due settimane per giocarsi il tutto per tutto, dopodiché dovrà comunque tornare a casa… cosa succederà quando si dichiarerà alla ragazza che gli piace?

La cosa bella del programma, oltre all’aspetto romantico, è che in ogni paese che visitano i ragazzi hanno non solo l’opportunità di immergersi completamente nella cultura locale (fare la spesa nei mercati, dormire in quartieri popolari, ecc.), ma vengono anche a contatto con aspetti di quel paese che riguardano alcune tematiche molto delicate. Ad esempio, mentre sono in Myanmar, fanno la conoscenza di un dottore giapponese che ha costruito una clinica in cui opera gratuitamente i bambini malati di tutto il paese. I ragazzi hanno anche aiutato come volontari assistendo ad alcune operazioni in condizioni precarie: poiché ci sono frequenti blackout è infatti sconsigliatissimo operare in anestesia generale i bambini, dato che a causa di complicazioni si rischierebbe di compromettere la loro vita. Quindi i bambini si sottopongono a operazioni dolorose con la sola anestesia locale, e questo è sicuramente un bel banco di prova per i ragazzi per dimostrare il loro coraggio e la loro forza d’animo.

Sembra che il tema generale di questa stagione sia l’importanza della famiglia e come essere felici nell’era del capitalismo: spesso, infatti, viene paragonata la vita del giapponese medio a quella ad esempio di un taiwanese, che è molto più povero in termini di reddito ma infinitamente più felice perché può sempre contare sul supporto della propria famiglia. Inoltre, una delle partecipanti (Asuka) è stata abbandonata dai genitori a soli 2 anni ed è cresciuta in una casa famiglia fino ai 18 anni, perciò è quella che più di tutti mette in discussione i suoi valori e, grazie a questo viaggio, piano piano riesce a ricostruire la propria identità attraverso nuovi valori.

A Taiwan, inoltre, i ragazzi vengono a sapere che proprio quel paese è stato il secondo maggior donatore di denaro a favore della ricostruzione dopo lo tsunami del 2011, secondo solo agli USA, ma il Giappone non ha mai ringraziato pubblicamente il governo taiwanese, nè tantomeno i cittadini. I concorrenti ne rimangono sorpresi e si sentono in dovere di scusarsi con la popolazione di Taiwan, dimostrando la loro riconoscenza aiutandoli a ricostruire un ponte danneggiato. A detta della regia, quest’azione non era in programma ed è stata voluta espressamente dai ragazzi, che hanno voluto compiere una buona azione nei confronti di un popolo così gentile.

In Thailandia, infine, imparano che la tolleranza verso transgender, ladyboy, gay, lesbiche, eccetera fa parte della cultura buddhista nella sua accezione più pura: infatti, a differenza del Giappone, che del buddhismo usa soltanto alcuni rituali, la Thailandia sposa al 100% il concetto buddhista secondo cui l’anima prende semplicemente in prestito il corpo umano durante il transito sulla terra, perciò è assolutamente normale che esista l’anima di una donna all’interno del corpo di un uomo, o viceversa.

Spero che tutte queste tematiche vi abbiano invogliato a vedere Ainori Love Wagon, se non altro per scoprire le meraviglie del Sud Est Asiatico che sono le tappe di questo viaggio romantico e a tratti un po’ ridicolo 🙂

Buona visione!

Fonte: The Alternative UK